A cura dell’Avv. Ilaria Berni (socio Agi Lazio).

Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, G.U. Dr.ssa Daniela Bracci, sentenza n. 4243/2019

In tema di co.co.co etero-organizzate, si è pronunciato anche il Tribunale Lavoro di Roma, con la sentenza n. 4243 del 6.5.2019. Il procedimento, incardinato da una società di customer care, per l’accertamento della legittimità delle co.co.co. stipulate con operatori di call center, ha consentito al Tribunale di tornare sul tema della distinzione tra lavoro autonomo e subordinato; di precisare ulteriormente le caratteristiche del c.d. terzo genere del rapporto di lavoro, introdotto dall’art. 2, comma 1, Dlgs n. 81/15, nell’interpretazione offerta, per la prima volta, dalla Corte di Appello di Torino, nella nota sentenza n. 26/2019, e di argomentare, in merito all’inapplicabilità della disciplina del rapporto di lavoro subordinato alle co.co.co. etero-organizzate, per le quali, gli Accordi collettivi nazionali prevedano discipline specifiche, riguardanti il trattamento economico e normativo (art. 2, comma 2, lett. a).  

Nel confermare la legittimità dei co.co.co. oggetto di causa, il Tribunale di Roma ha ritenuto dirimente, l’accertata non-obbligatorietà della prestazione dedotta in contratto. Dall’istruttoria era emerso come i convenuti avessero la facoltà di prenotare, di settimana in settimana, i propri turni di 4 ore, comunicando, alla società datrice di lavoro, il giorno e l’orario desiderato, senza alcuna conseguenza di natura disciplinare, in caso di revoca della disponibilità manifestata, oppure, di mancata presentazione al lavoro. Sulla base di tale premessa, il Tribunale ha riconosciuto rilevanza (non dirimente ma, comunque, rafforzativa) anche al nomen iuris “concordemente adoperato dalle parti in sede di conclusione dell’accordo”.

Sulla riconducibilità della fattispecie all’art. 2, comma 1, Dlgs n. 81/2015, il Tribunale, confermando l’interpretazione della norma offerta dalla Corte di Appello di Torino, nella sentenza citata, ha ulteriormente precisato che il terzo genere di rapporto di lavoro (la co.co.org.), che comunque conserva la natura autonoma, ricorre ogni qual volta sia accertata la etero-organizzazione della prestazione, descritta come elemento meno invasivo della etero-direzione, di cui all’art. 2094 c.c., e più invasivo del mero coordinamento di cui all’art. 409, n. 3, c.p.c., risolvendosi “in una effettiva integrazione funzionale del lavoratore nella organizzazione produttiva del committente, in modo tale che la prestazione lavorativa finisce con l’essere strutturalmente legata a questa”.

Infine, nel caso di specie, il Tribunale di Roma ha accertato l’applicabilità ai co.co.org.  dell’Accordo Collettivo Assotelecomunicazioni, Asstel, Assocontact, SLG CGIL, FISTEL CISL, UILCOM UIL del 31.7.2017, che stabilisce, per tali tipologie di contratto, un trattamento economico e normativo ad hoc, con ciò escludendo l’applicazione della disciplina del rapporto di lavoro subordinato.  Invero, il caso esaminato è stato ricondotto nell’alveo della previsione di cui all’art. 2, comma 2, lett. a),  DLgs n. 81/2015, che riconosce ai sindacati il potere di ideare “uno statuto protettivo alternativo a quello legale”, seppure entro limiti fissati, per garantire maggiore tutela ai collaboratori, quali la qualificazione dei soggetti contraenti (associazioni sindacali comparativamente più rappresentative, sul piano nazionale), la specificità della disciplina comprendente, sia il trattamento economico che normativo e la necessaria giustificazione della deroga alla previsione legale (le particolari esigenze produttive ed organizzative del settore).

 

 

 

 

 

 

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