Il Tribunale di Roma ha esaminato la domanda proposta dal Lavoratore volta ad ottenere l’accertamento della natura subordinata del rapporto di lavoro nonché la nullità sia del termine apposto ad un successivo contratto che del patto di prova ivi contenuto con conseguente invalidità del recesso operato dal datore

Il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso proposto dal lavoratore evidenziando che:

–  il riconoscimento della natura subordinata a tempo indeterminato di un rapporto di lavoro comporta la conseguente nullità c.d. “derivata” del successivo contratto a termine stipulato tra le parti in quanto intervenuto in costanza di rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

-l’instaurazione tra le parti di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato implica  la nullità, per mancanza di causa, del patto di prova apposto ad un eventuale contratto a termine stipulato successivamente alla data di decorrenza di tale riconoscimento, “in quanto stipulato relativamente ad una prestazione lavorativa già in essere”.

– detta nullità comporta che l’eventuale recesso del datore di lavoro per infruttuoso esperimento del periodo di prova debba qualificarsi alla stregua di un vero e proprio licenziamento intimato in assenza di giusta causa o giustificato motivo e, come tale, determinante “la fattispecie più grave della “manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento del giustificato motivo oggettivo” che, ai sensi di quanto previsto dall’art. 18, comma 7, legge 300/1970 determina l’applicabilità della tutela reintegratoria prevista dal comma 4 dello stesso articolo”.

– l’indennità risarcitoria prevista dall’art. 18, comma 4, 1. n. 300/1970, (limitata nel suo massimo a 12 mensilità) copre solo il periodo che va dal licenziamento alla pronuncia giudiziale di reintegrazione ma non il periodo successivo sino alla effettiva reintegra da parte del datare di lavoro.

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